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Se vai male all'università non sei un fallito

Uno dei fattori determinanti del mio percorso è stato l'aver compreso presto che tutto quello che famiglia ed insegnanti cercavano di trasmettermi era profondamente sbagliato. Loro volevano il mio bene, ma erano ciechi di fronte al cambiamento che li stava investendo con la delicatezza di uno tsunami. I miei genitori sono cresciuti in un mondo analogico che dai loro racconti sembrava premiare l'incoscienza. Mio padre è stato un piccolo negoziante per la maggior parte della sua vita. Ha cambiato decine di lavori e aperto diverse attività. Non ha mai fatto analisi di mercato o niente del genere. Come tanti altri rincorreva le sue intuizioni. Mia madre lo seguiva. Nessuno dei due si è mai laureato o ha completato le scuole superiori. Entrambi credono di aver commesso un errore a non proseguire gli studi. Tutto sommato sono riusciti ad avere una casa, più macchine, fare vacanze e viaggi. Hanno sicuramente lavorato tanto, ma hanno potuto farlo da prima di essere maggiorenni con relativa semplicità. Oggi non è questa la normalità. Una laurea non basta a trovare lavoro e questo dal mio punto di vista è comprensibile. Nel momento in cui sto scrivendo questo contenuto ho 20 anni e lavoro come consulente per diverse startup di successo, oltre che come programmatore indipendente per la piattaforma di exchange di criptovalute più importante del mondo. Come ho fatto? Mi sono accorto presto di non avere niente di speciale e che se non mi fossi dedicato a qualcosa diverso da quello che fanno tutti non avrei mai fatto molto. Non volevo assolutamente una vita ordinaria. Ho imparato a programmare nonostante non fosse nelle mie corde comprendere bene l'inglese, non fossi il più bravo della classe in matematica e non eccellevo nei test di logica. Probabilmente ho impiegato più tempo di quanto ne servirebbe ad altri, ma a differenza di altri io ci ho provato. E riprovato ancora, dopo una innumerevoli serie di eventi che avrebbero dovuto farmi desistere. Ho dedicato al formarmi gran parte del mio tempo libero da quando ho 13 anni. Dentro di me sapevo che quella fatica e quei sacrifici avrebbero avuto un senso un giorno e così è stato. Ho bruciato le tappe perchè mi sono preparato per anni a correre. Quando i miei genitori erano giovani la laurea era il biglietto della visita per il mondo del lavoro, un passaggio che inevitabilmente ti avrebbe portato all'obiettivo di un buon impiego. Oggi quelle aspettative si concretizzano in consigli anacronistici nei confronti dei figli, che senza essere in grado di sostenere la pressione cedono e intraprendono un percorso che non desiderano, con risultati tristi e prevedibili. Data la mia poca propensione per lo studio e considerata la mia congenita debole memoria sarei stato uno di quelli incapaci di proseguire nel percorso accademico, logorato dalle responsabilità e dalla noia. Chiariamoci, andare all'università non è stupido, ma spesso lo si fa con stupidità. Ci si adagia al sentirsi bene nel riuscire a frequentare e a dare gli esami nei tempi previsti con buoni risultati. Non che sia facile. Personalmente ho deciso, non perchè mi serva ma per lavorare ma puramente per imparare altro, di frequentare un ottimo corso di laurea che mi appassiona parecchio e anche io soffro notevolmente nel dedicare tempo a certe poche materie che non trovo interessanti. Posso capire quanto possa essere frustrante dover dedicare quelli che dovrebbero essere gli anni dove si hanno più energie e entusiasmo a studiare materie che non si trovano interessanti. A volte questo sacrificio ha senso. E' vero che se vuoi lavorare nel digitale una laurea non serve, ma se vuoi lavorare col digitale la storia è diversa. Per fare l'architetto non puoi non completare un percorso accademico. E in questi casi è sacrosanto impegnarsi per imparare il più possibile, ma non bisogna limitarsi a quello. Non serve neanche più impegno, solo un pò di lucidita per capire che se parte del tempo di studio lo si dedica ad attività extrascolastiche ci si può formare su competenze complementari alla propria attività principale che faranno la differenza una volta approcciato il mondo del lavoro. Per promuoversi, ad esempio. Curare la propria immagine online. O ancora risolvere i problemi della categoria professionale di cui fai parte, facendo realizzare un prodotto per soddisfare quelle specifiche esigenze. Il mondo è pieno di ristoranti, parruchierie e altre attività gestite tradizionalmente con molte inefficienze. Chi emerge e riesce a dominare il mercato è chi per un motivo o per l'altro sa usare bene le nuove tecnologie. Conosco personalmente diversi ragazzi che hanno lasciato l'università e altri che procedono a fatica. In molti casi la loro autostima è completamente azzerata, quando in realtà il loro errore è stato quello di cominciare un percorso del genere con l'attitudine sbagliata. Non tutti siamo fatti per studiare. E oggi esistono tantissime strade che non richiedono un percorso tradizionale. Concentrati su di te, scopri la tua dimensione, chiediti dove vuoi essere un domani e impegnati come mai hai fatto prima per avvicinarti a quell'obiettivo. Ambisci a fare ciò che ami. Vivere senza la speranza di poter cambiare le cose è la quotidianeità di troppe persone che sarebbero ancora in tempo per fare un passo indietro e scegliere la propria direzione.
CommentiSii rispettoso e costruttivo
antonino
Ammirevole il coraggio che hai avuto nel coltivare una passione completamente in autonomia, a soli 13 anni, quando solitamente non si e cosi lungimiranti. Davvero una bella scossa motivazionale per chi si abbandona a stesso ancor prima di iniziare, quando appunto si ha ancora la possibilità di cambiare le cose ed amare ció che si fa.
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luka13
Grazie mille per questo testo Dario, veramente
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riccardoparrinello
Ottima lettura, riuscire a scoprire se stessi in una età così prematura è un sintomo di una carriera felice e ispirata
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okazaki
Credo di potermi definire uno di coloro che hanno abbandonato, e non me ne pento. Sono andato fino a Roma per iniziare un percorso per il quale non ero minimamente pronto ad affrontare, partendo con un autoimposizione che ovviamente non ha portato a nulla se non a vari complessi e problemi di ogni tipo. Sento di poter dire che qualunque percorso si scelga, debba essere preceduto da una sicurezza mentale ferrea e stabile, perché iniziando a caso il rischio di mandare tutto all'aria è più grande di quanto si possa pensare. Ottimo articolo Dario.
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