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LAVORO E FUTURO: nuovi mestieri e nuove competenze

L’intelligenza artificiale e l'automazione stanno trasformando il mondo del lavoro. E si parla sempre più spesso di come le professioni del futuro saranno diverse da quelle di oggi. In molti si chiedono quali lavori spariranno, e quali altri – ad oggi sconosciuti – diventeranno fondamentali.Da qualche mese è stata pubblicata una ricerca dell'americana Cognizant, società focalizzata sul futuro del mondo del lavoro. Un whitepaper che, di fatto, prova a scoprire le carte, analizzando le tendenze e proiettandosi nel futuro. Ne esce fuori un quadro molto articolato di quelle che saranno le nuove professioni che emergeranno nel prossimo decennio.«Il lavoro sta cambiando a causa dell'automazione e dell'intelligenza artificiale, ma non scomparirà. – è scritto nella ricerca - Sulla base delle principali tendenze macroeconomiche, politiche, demografiche, sociali, culturali, commerciali e tecnologiche oggi osservabili, proponiamo 21 nuovi professioni che emergeranno nei prossimi 10 anni e diventeranno le pietre miliari del futuro del lavoro».Cognizant, ha posizionato questi 21 nuovi “mestieri” su una linea temporale di 10 anni e secondo la loro “centralità tecnologica”. Vediamone qualcuno, a partire dal Data Detective, cioè l'investigatore dei dati, che è colui che analizza i dati organizzativi di un'azienda, producendo risposte aziendali significative e consigli basati sull'analisi delle informazioni. Una professione non molto lontana dal data scientist, col quale si troverà a lavorare a stretto contatto con questi (ma il data detective ha maggiori doti investigative ). Di rilievo anche la figura del Data Trash Engineer, una specie di analista dei dati spazzatura prodotti da aziende e consumatori, alla ricerca di qualcosa di buono. C'è poi Ethical Sourcin Officer, colui che aiuta l'azienda a realizzare i propri obiettivi etici e perseguire responsabilità sociale e sostenibilità, in relazione alle forniture aziendali, come ad esempio l'acquisto di energia, l'acquisto di componenti, macchinari, materie prime.Il manager che avrà in mano lo sviluppo del business all'interno di un'azienda che sviluppa prototipi basati sull'intelligenza artificiale si chiamerà, invece, Artificial Intelligence Business Developmente Manager, e avrà rapporti strettamente legati all'area del marketing, e in sostanza è colui che definisce e sviluppa programmi mirati allo sviluppo del business di questo settore.La tecnologia cambia il volto al mercato del lavoro. Lo fa talmente velocemente che i lavoratori vedranno modificare il 50-60% delle attività che svolgono oggi nel giro di 5 anni, dato emerso nel corso del «Forum sul lavoro del futuro e le nuove competenze», organizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con EY.«Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profondo cambiamento legato alle nuove tecnologie – ha sottolineato Iacovone ( AD di EY, organizzazione che si occupa del lavoro del futuro) - e l’automazione ne rappresenta una delle conseguenze principali. In molti si sono interrogati sul rischio effettivo, in termini di sostituzione del lavoro umano con le macchine. In realtà non esiste alcuna prova che il lavoro umano sparirà se non nel 5-10% dei casi e per le attività più ripetitive, ma è senza dubbio evidente un cambiamento delle abilità richieste ai lavoratori».Tutto questo - secondo le previsioni EY su dati Ocse e World Economic Forum - sta determinando la polarizzazione e segmentazione delle opportunità tra coloro che hanno le skills per competere in un mercato digitale e globalizzato, sempre più richiesti e bene retribuiti, e chi invece si trova costretto a competere per posti a bassa qualificazione (sempre meno richiesti e poco retribuiti).«L’Italia ha ottimi fisici, ingegneri, matematici ma in quanti sono in grado di usare le nuove tecnologie? Oggi è forte l’esigenza di “riformare” le competenze, da aggiornare almeno ogni sei mesi». Non basteranno hard skill e soft skill, ma serviranno competenze nuove, al confine tra le attuali abilità tecniche, manageriali ed empatiche per consentire ai lavoratori di reinventarsi di fronte alle innovazioni tecnologiche. Il nostro Paese è imbrigliato in una trappola di bassa crescita e bassa competitività, dove le condizioni del mercato del lavoro, seppure in graduale miglioramento, dimostrano che una quota importante del capitale umano è inutilizzata». I principali freni ? Un tessuto imprenditoriale dove spiccano le Pmi, la carenza di investimenti in innovazione e ricerca e la scarsa specializzazione nei settori high-tech. Tutto questo all’interno di un quadro globale in cui i guadagni di produttività provengono soprattutto dall’automazione. Secondo Gianmario Verona rettore dell’università Bocconi di Milano, per far fronte a quello che non è un cambiamento lineare ma una vera e propria disruption occorre fare innovazione di processo perché la tecnologia digitale cambia le modalità con cui si trasferiscono i contenuti e diventa sempre più importante utilizzarla. «Questo è un tema fondamentale della politica della ricerca e della scuola: se non dotiamo le nostre scuole di un supporto tecnologico adeguato e continuiamo a insegnare il 2+2 con il gessetto alla lavagna, non facciamo un servizio ai nostri ragazzi che devono invece sfruttare gli strumenti di simulazione e le opportunità che si possono rendere disponibili in un contesto digitale». La scuola italiana eccelle per esempio dal punto di vista culturale e a livello metodologico, ma negli anni si sono affiancati tanti altri pilastri, a partire dal più banale che è l’inglese ma è spesso ancora uno sconosciuto. E poi c’è il tema della commistione delle discipline. «Il coding si porta a fianco la matematica che è diventata un vero e proprio linguaggio e non posso più immaginare la matematica separata dai saperi umanistici e quindi devo investire in questa direzione. Fare innovazione è straordinariamente complesso e la parola flessibilità, che è cruciale, non solo è legata agli outcome auspicati dal mercato del lavoro, ma anche all’offerta formativa. Se noi ragioniamo in un contesto per cui un ragazzo a 18 anni sa già che deve fare l’avvocato passando da 5 anni di giurisprudenza e poi dalla specializzazione, quindi con un approccio prettamente verticale, rispetto al mondo che è orizzontale e legato al creative e al critical thinking, commettiamo un errore importante».In questo contesto il sistema universitario anglosassone è più adatto in quanto caratterizzato da major e minor, con la possibilità magari di conseguire una specializzazione in data science con un minor in filosofia. Peraltro non c’è la necessità di avere una formazione per forza universitaria. Occorre considerare «in modo aperto, anche a livello di status, che nel mondo del futuro i “makers” potranno trarre grande vantaggio da una specializzazione conseguita prima, invece di seguire un percorso accademico». E cosa dire del Walker/Talker? È colui che in futuro, grazie a piattaforma di connessione simili a Uber, risponderà alle richieste di compagnia (per una passeggiata) o di ‘conversazione' delle persone. Un lavoro del futuro per il quale non sono richieste particolari competenze tecniche.Richiede ampie skills, invece, il Cyber City Analyst, colui che garantirà la la sicurezza, la protezione e la funzionalità delle nostre città relativamente agli aspetti digitali. Meno gravoso, invece, il compito del Fitness Commirment Counselor, una sorta di evoluzione di un personal trainer. Si tratta di una figura capace di fornire sessioni di coaching e consulenza per migliorare il benessere della persona e seguire i progressi attraverso l'uso di dispositivi wearable. Ma i wearable entrano anche in un altro lavoro del futuro, quello dell'AI-Assisted Healthcare Technician, una specie di infermiere in grado di utilizzare strumenti digitali basati su intelligenza artificiale per poter assistere pazienti in remoto. Un nuovo lavoro strettamente connesso all'industria 4.0 sarà invece quello del Man-Machine Teaming Manager, la figura che andrà ad occuparsi della miglior combinazione lavorativa fra uomo e robot, in modo da trovare il giusto mix di competenze umane e artificiali. Mentre in ambito bancario troverà spazio il Financial Wellness Coach, una sorta di personal banker ma con funzioni meno commerciali e più finanziarie.Ma l'analisi di Cognizant offre un quadro veramente variegato, e fra le professioni del futuro troviamo anche i Digital Tailor (i sarti digitali andranno a casa dei clienti al dettaglio per perfezionare la vestibilità e la finitura dei loro abiti ordinati tramite e-commerce), il Virtual Store Sherpa (il personal shopper che tutti vorrebbero, umano e che aiuta le persone nei loro acquisti all'interno degli enormi, centri commerciali virtuali, come Amazon), il Personal Data Broker (che si occuperà degli scambi di dati e della loro commercializzazione per conto dei clienti), e il Personal Memory Curator, una figura che si prenderà cura della memoria delle persone. Un modo per aiutare gli anziani a combattere la perdita di memoria, ricostruendo parti di questa memoria in ambienti virtuali da ‘far vivere' a queste persone.
CommentiSii rispettoso e costruttivo
luka13
Interessantissimo, grazie mille. Mi sa che a me un Memory curator serve che già non mi ricordo mai niente alla mia età.
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